Mani che ascoltano la terra, mani che si intrecciano alle foglie, ogni tocco è promessa di vino. E mentre nei campi il tempo si diffonde lento, quelle mani trasformano l’uva in futuro: una storia che continua.
La scelta si è orientata verso una produzione nuova in questo territorio vicentino già famoso per i vini DOC: i vitigni PIWI. Piante naturalmente resistenti che permettono di essere coltivate in modo biologico, e per questo dette anche super bio.
Tantissime le cose da fare: preparare il terreno ai nuovi impianti, riqualificare il bosco abbandonato. Le scelte iniziali e la preparazione del suolo sono state decisive per la vita del vigneto: coltivare con un approccio agroecologico sostenibile, ad esempio effettuando concimazioni organiche e semine di miscugli “da sovescio”, essenze erbacee che vengono seminate tra i filari e trinciate per aumentare la fertilità del terreno.
Il terreno dove sorge la Tenuta è di proprietà della famiglia di Giovanni da generazioni, riqualificare e valorizzare quest’area ne rinforza il legame affettivo, è il germoglio che tiene saldo il legame con le proprie origini.
Do Leoni è il nome scelto per rappresentarci: un’impresa in tutti i sensi, Giovanni alla guida con la moglie Federica. Una Tenuta rinata per riscoprire e condividere valori importanti come la cura e l'amore per la propria terra, anche con le nuove generazioni (i nostri ‘due leoni’). Un terreno rinato per trasmettere il valore e la bellezza di una produzione che rispetta e si integra in modo totale con la Natura.
Do Leoni è storia, un territorio e un progetto condiviso e trasparente, stagione dopo stagione.
Recuperare un gusto, naturalmente genuino, quasi un concetto antico di vinificazione in chiave contemporanea, utilizzando varietà di viti innovative proprio sui Colli Berici, riprendendo metodi antichi integrandoli con le competenze più recenti e aggiornate. Scegliere un approccio agrosostenibile, rispettoso, consapevole è sensibilità verso se stessi e verso l’ambiente.
L’idea di qualità unisce tutte le scelte.
Lo stesso vitigno può esprimersi in modi radicalmente differenti quando guidato dall'esperienza e dalla visione. La terra e la vite dialogano costantemente con chi sa ascoltarle.
Nel 2026, la nostra sfida con i vitigni PIWI si arricchisce di un nuovo capitolo: dalla stessa identica bacca, abbiamo voluto dare vita a un'anima complementare.
Una vendemmia condotta in due tempi separati per catturare diverse sfumature di maturazione, per poi affidarla a una fermentazione spontanea che ne custodisce l'autenticità più profonda.
Le idee hanno preso la forma di 730 bottiglie che in questo momento attendono in cantina di raggiungere la loro perfetta maturità. Un nuovo traguardo che non vediamo l'ora di condividere.
Il progetto è nato da una scintilla, ma affonda le sue radici in un terreno che da molte generazioni appartiene alla stessa famiglia, una casa colonica immersa nella campagna vicentina, scenografia del Palladio. E proprio questo legame con il territorio, e la naturale vocazione alla coltivazione della vite, ha fatto crescere questo progetto, che mira a piantare con fiducia, raccogliere con pazienza e curare con rispetto.
Numerose sono le testimonianze che ricordano e confermano il legame tra questi colli e la produzione di vino.
Nel libro “Storia del Territorio Vicentino” di Gaetano Maccà, del 1813 circa, si dice che il colle di Bugano è celebre per produrre i migliori vini dei colli Berici [1.1][1.2].
Giovanni Chiampesan e Graziano Ramina, nel loro libro “Guida d’Italia dei Primi Turisti - Vicenza”, riportano gli scritti di due turisti inglesi che viaggiavano nelle terre vicentine nel Diciassettesimo secolo, raccontavano:
“Era quasi tempo di vendemmia quando attraversammo questo paradiso, e mi rese il viaggio ancor più agevole il vedere gli alberi disposti in ordine a perdita d’occhio, e l’osservare le viti abbracciate agli olmi, cariche di una tal incredibile quantità di grappoli d’uva da risultare coperte più di viola che di verde”
John Raymond e John Bargrave, 1646-1647